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Rifiuti meridionali

Ulderico Pesce

Quello che è successo a Serre è terribile – dice Ulderico Pesce, attore e autore teatrale nato in Basilicata e meridionale anche per vocazione - È la dimostrazione che lo stato e le istituzioni sono sordi. C’è uno scollamento abissale tra le istituzioni e i cittadini. Finché ci sarà questo atteggiamento, da parte di chi amministra, la cosa pubblica, avremo molte Serre. Il tema dei rifiuti va trattato con serietà: in quel luogo c’è un’oasi ecologica, il che già dimostra la superficialità con cui hanno affrontato il problema. Lo stato in questo modo si mostra debole, e a rimetterci è la salute dei cittadini, perché intanto l’immondizia continua ad accumularsi e la camorra, in questa mancata risoluzione del problema, fa affari e prospera. I risultati sono un danno ambientale enorme e il numero dei tumori nella popolazione in aumento. In questo contesto è ovvio che i cittadini si arrabbino e insorgano. Sarà sempre così finché le istituzioni continueranno ad essere sorde, adottando soluzioni di forza per mascherare la debolezza con cui affrontano il problema».

Il teatro di Ulderico Pesce da sempre si nutre questioni sociali. Il suo è un filo che va dalle «Storie di scorie», a proposito di Scanzano Jonico e del sito di stoccaggio delle scorie nucleari, allo stabilimento Fiat di Melfi, passando per il recupero della storia dell’anarchico Giovanni Passannante, di cui, mentre scriviamo, vengono riportate le spoglie al paese d’origine, a quasi cent’anni dalla morte, proprio grazie a una petizione promossa da Ulderico. E nello spettacolo che debutterà nella prossima stagione, intitolato «Asso di mondezza», l’attore lucano ricostruisce il traffico dei rifiuti industriali che dal nord viaggiano fino al sud per esservi smaltiti illegalmente. Un testo costruito come sempre con il rigore di un’indagine giornalistica, ma facendo parlare le storie e i sentimenti, lo spettacolo è un atto d’accusa. Perciò abbiamo chiesto a Pesce di commentare quel che sta accadendo in Campania in queste settimane.

«Anche in questo caso - dice Ulderico parlando di «Asso di Mondezza» - ho lavorato raccogliendo notizie, lavorando a fianco a giudici, giornalisti, ma anche con qualche ‘mezzo criminale’. Ho intervistato diversi ‘pastori’. Tu dirai: che centrano i pastori? Sono pastori finti. Accudiscono greggi finte e girano con sette o otto cellulari in tasca. Basta andare vicino Caserta, li riconosci subito: nessun pastore vero porterebbe a pascolare le pecore vicino alle discariche. Le pecore servono a non destare sospetti: in realtà sono informatori. Quando vedono macchine della polizia, della guardia di finanza o della forestale, avvertono chi dirige i traffici».


I traffici interessano soprattutto la Campania o anche altre regioni del sud?

Ancora una volta, c’è una «questione meridionale». Io sarò un po’ fissato, ma vedo che la maggior parte di questi rifiuti – quelli industriali, i più pericolosi – vengono prodotti al nord, in particolare nel nord-est. Smaltire questi rifiuti in maniera lecita costa molto. Allora si fa di tutto per farlo in maniera illecita. Lo smaltimento illecito avviene in zone dove lo Stato è meno presente, gestite dalla malavita. Il risultato è che poi ci troviamo con le falde acquifere contaminate. Quello che mi ha colpito, lavorando allo spettacolo, è che si tratta di un commercio formalizzato: esistono dei veri e propri tariffari, redatti rigorosamente in lire.


Perché in lire?

Perché la malavita è gestita da persone che hanno studiato poco. Prima che prendano familiarità con i conti in euro ci vorrà un po’. Ti faccio degli esempi: smaltire il pentasolfuro di fosforo costa 1.200 lire al chilo. I diluenti in genere 500 lire al chilo.


Dove hai trovato questi listini?

Intervistando persone. Ma molti di questi dati possono essere rintracciati anche negli atti della magistratura. Ho avuto modo di esaminarne parecchi, quelli di indagini come «Madre Terra », «Re Mida» o «Marco Polo». Il traffico illecito dei rifiuti è organizzato in maniera standard. Le fabbriche che producono liquidi come l’arsenico, e altri materiali che andrebbero trattati affinché perdano la loro carica nociva, li fanno prelevare dalla malavita. Che arriva con dei Tir. In questo modo, tonnellate di rifiuti arrivano in laboratori di analisi chimica prevalentemente toscani.

È proprio in Toscana, secondo i Nas, che c’è il maggior numero di laboratori conniventi con i traffici, i quali, in cambio di soldi, certificano bugie. A più riprese, i carabinieri hanno filmato l’ingresso dei Tir nei piazzali di questi laboratori: stanno cinque minuti e poi riescono. Se fossero lì per fare davvero uno smaltimento, il materiale dovrebbe essere trasferito in laboratorio, trattato e poi ricaricato. Ma questo non avviene, dai filmati si vede benissimo. Dopo cinque minuti ripartono, con un certificato in mano che attesta che quei materiali sono innocui. Le destinazioni principali sono la Campania e la Puglia. Ma ci sono casi che interessano anche la Basilicata, la Calabria e la Sicilia.


Che fine fanno questi rifiuti?

Una volta che l’arsenico è stato stoccato e reso non pericoloso, in teoria potrebbe essere utilizzato come «compost» per l’agricoltura, cioè fertilizzante. È un processo che rientra nelle normative europee. Cito due indagini del 2006. Riguardano due ditte campane, di cui non posso fare i nomi perché le indagini sono ancora in corso.

In soli due anni queste ditte hanno smaltito 38 mila tonnellate di rifiuti pericolosi spacciati per innocui. Un traffico che è valso tre milioni di euro. Queste ditte sono specializzate nella fabbricazione di compost. Chiaramente non possono fabbricarlo davvero con l’arsenico, perciò si rivolgono agli agricoltori del cosiddetto «triangolo della morte», Giugliano-Caserta-Napoli, ma anche in Puglia è una prassi radicata. Quegli agricoltori, ridotti sul lastrico perché i loro terreni confinano con le discariche, affittano i terreni a queste ditte, che li usano come depositi. Secondo i magistrati, il procedimento è questo: arrivano i trattori che allargano il terreno – per questo servono i pastori finti a fare da palo – e lì i materiali tossici vengono mischiati con paglia, fieno, pneumatici vecchi, e gli si dà fuoco. È un lavoro che di solito fanno i rom: gli dai 25/30 euro e ti fanno il servizio.


Quali sono gli effetti sull’ambiente di queste discariche clandestine?

Devastanti. I danni sono notevolissimi. Le falde acquifere sono inquinate. Ma c’è anche una grossa ricaduta sulla fauna, che è essenziale per il benessere dell’ecosistema. Nello spettacolo parlo degli uccelli. Molte specie stanno modificando i loro comportamenti. Ad esempio il gruccione, che è uno dei pochi uccelli che nidifica a terra, in genere in mezzo al grano. Ma da quelle parti il grano non c’è più, un po’ per via delle discariche, un po’ perché i campi di quelle zone vengono coltivati a frutteti. Così il gruccione ricorre alla sterpaglia. Ma siccome ha bisogno di un luogo un po’ più caldo e umido del normale per deporre le uova, ora va a nidificare nelle discariche. In questo modo, tuttavia, i piccoli spesso muoiono in mezzo ai roghi. Io stesso l’ho filmato, quando ho fatto le mie ricerche. Si tratta di un danno enorme, perché il gruccione che nidifica a terra da noi parte dalla Libia. Un ecosistema complesso viene compromesso irrimediabilmente. E poi si tratta di una cosa crudele. Per me, che non faccio differenza tra uomini e animali, è un vero e proprio crimine. Poi c’è il falco grillaio. Gli ornitologi denunciano il fatto che da qualche anno il guscio delle uova è diventato molle. Questo compromette l’esistenza del piccolo falco che deve nascere. La causa sta nell’alimentazione: i grilli che mangia non sono più come un tempo, a causa dei rifiuti.

Se questi sono gli effetti sugli uccelli, credi che non ce ne siano anche sull’uomo? In quella stessa zona si è registrata una percentuale di tumori nella popolazione che è la maggiore d’Italia, assieme a quella delle zone che si trovano accanto ai siti nucleari. Basta parlare con i presidenti delle Asl – quelli seri – per capire la portata del problema.


E che pene sono previste, per questi reati contro l’ambiente? C’è qualcuno che viene condannato?

La materia è disciplinata dall’articolo 53bis del decreto Ronchi. Ma si tratta di un reato che non è inserito nel codice penale, perciò non è punibile con il carcere. Se ti beccano, c’è una ammenda amministrativa. È successo a Mario Tamburrini, che era l’autista di uno di questi Tir. Mario Tamburrini stava scaricando il materiale, quando gli è scoppiato uno dei fusti e lui è stato accecato dalle esalazioni. Ricoverato d’urgenza al Cardarelli di Napoli, i medici gli hanno chiesto cosa gli era successo, ma lui non voleva parlare. Ma alla fine parlerà. Si è trattato di un caso clamoroso, che ha fatto venire alla luce il traffico di rifiuti, eppure Mario Tamburrini ha subito solo un’ammenda pecuniaria. Il reato di danno ambientale non è perseguibile diversamente. Questa è la battaglia che farò, portando in giro questo spettacolo: una campagna per inserire il reato di danno ambientale nel codice penale, anche per tutelare la magistratura, che si trova ad affrontare questo tipo di traffici senza gli strumenti adeguati. Il danno ambientale deve essere inserito nel codice penale, perché mette a rischio la vita di tutti.


L’intervista a Ulderico Pesce è di Graziano Graziani

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