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Rifacciamo il mare
Rosa Mordenti
Sulle strade davanti al mare, nelle
mattine di festa, si respira un invitante profumo di
fritto di pesce. È un sabato dinizio estate,
il profumo arriva dalle case riaperte da poco e dalle
cucine degli alberghi e dei ristoranti che cominciano
la stagione.
Siamo a Grottammare, cittadina sullAdriatico,
provincia di Ascoli Piceno: il paesaggio è quello
consueto. Da una parte del lungomare gli alberghi, le
case, le ville, i residence, dallaltra la spiaggia,
gli ombrelloni in file ordinate, i chioschi, gli «chalet».
Ai lati della strada, la doppia fila di alberi, qui
sono oleandri e palme. Con le spalle al mare, guardando
verso terra, lorizzonte è chiuso dalle
colline marchigiane coltivate in piccoli campi.
È un paesaggio piacevole, accogliente
e rassicurante. Un mare che non fa paura, nemmeno quando
è in tempesta. È dolce, amico, comodo,
adatto ai bambini piccoli e agli anziani. La sabbia
fine è soffice e non graffia, al massimo scotta
un po, lacqua sale lentamente. Tutto è
vicino: le docce, i bar, i giochi per i piccoli, le
reti per la pallavolo, le case.
È unidea di mare caduta
in disgrazia, alla fine degli anni ottanta, gli anni
della «mucillagine», e disprezzata dagli
amanti degli scogli selvaggi e dellacqua azzurrina
delle Maldive o della Sardegna. È per questo
che il mare, qui, non ha nulla di «esclusivo ».
È ancora di chi ci abita, soprattutto dei bambini
e dei nonni. Niente barriere, tantomeno coralline, né
baie isolate dove costose barche possano appartarsi.
La spiaggia è diritta a perdita docchio,
semmai lobiettivo è riuscire a vedere i
delfini e i cavallucci marini, un tempo numerosissimi,
o affondare le mani nella sabbia a un metro dal litorale
e tirare su le «cannucce», le «lumache
di mare», i piccoli granchi.
Dopo gli anni della «mucillagine»
Non è detto che questo mare non
sia da difendere: per questo da anni per lesattezza
dal lontano 1991, proprio dopo le invasioni di alghe
- amministratori e cittadini più vigili coltivano
un sogno che si sta avviando a diventare realtà,
e cioè listituzione su questo tratto di
costa dellArea marina protetta del Piceno. Forse,
si partirà entro la fine dellanno. Il Parco
marino 56 chilometri di spiagge e mare, e fino
a tre miglia dalla costa, per unarea complessidi
va di circa 300 chilometri quadrati - comprenderà
dodici comuni, da Porto santElpidio a nord ad
Alba Adriatica a sud. Dieci comuni sono compresi nella
provincia di Ascoli Piceno e due in quella di Teramo,
che è in Abruzzo. Capofila degli enti locali
che sposano il progetto è proprio la Provincia
di Ascoli, il cui presidente, Massimo Rossi, dal 2005
ha avviato a San Benedetto del Tronto tre tavoli di
lavoro: uno con le istituzioni, uno con i rappresentanti
dei pescatori e uno con quelli del settore turistico.
Tutti gli enti locali coinvolti daranno vita, in questo
modo, a una piccola rivoluzione nel rapporto storico
tra amministrazioni e mare: prima la loro competenza
terminava sulla spiaggia.
Olga Silvestri è una giovane
oceanologa, diventata consulente della provincia proprio
per la nascita del parco. Per lavoro è stata
anni allestero e ha visto «mari meravigliosi,
colori che ti lasciano senza fiato - dice - Ma questo
è il mio mare, quello con cui sono cresciuta,
di cui riconosco lodore, perciò lavorare
qui mi piace ancora di più. Ha un suo fondale
tipico e caratteristico, prezioso, che va difeso: questo
è quello che abbiamo, questo è quello
che vogliamo e dobbiamo proteggere».
Che parco marino è un parco che
comprende dodici comuni che vivono di turismo balneare
e di pesca? Spiega Olga che «è una nuova
idea di parco, diversa, direi moderna». Unidea
che non considera lambiente come qualcosa di lontano
e intoccabile. «La realtà - continua Olga
- è che questo territorio è fortemente
antropizzato, nonostante ciò ha una
sua caratteristica ricchezza naturale. Bisogna limitare
i danni che luomo può fare e trovare un
nuovo equilibrio. Cominciando proprio con la gestione
del turismo e della pesca, che vanno regolamentati ».
Come? «Coinvolgendo tutti, a cominciare dai pescatori
e da chi lavora nel turismo, identificando aree che
hanno bisogno di maggiore tutela, e facendo in modo
che i pescatori utilizzino attrezzi meno impattanti».
E poi il controllo dei depuratori, dellagricoltura
locale [in modo che non inquini], dellacqua dei
cinque fiumi che sfociano in questo tratto di mare,
oltre ai diversi torrenti, portando con sé tutto
ciò che le attività umane producono. Sono
proprio quei cinque fiumi a legare il futuro parco marino
con i parchi montani dei Sibillini, del Gran Sasso e
dei Monti della Laga. Olga spiega che lidea del
parco «ha risvegliato linteresse di tutti,
nei paesi che ne saranno coinvolti. Tutti qui amano
il loro mare, tutti hanno capito che è ora di
vivere questo ambiente in maniera consapevole».
La crisi della pesca da queste parti
è un vero e proprio dramma che coinvolge centinaia
di famiglie, e il parco è una possibile soluzione.
Il settore è stato abbandonato a se stesso, le
risorse naturali sono state sfruttate troppo, soprattutto
grazie alla tecnologia [motori potentissimi, reti abnormi
che spazzolano i fondali con violenza, traino, ricerche
satellitari dei banchi di pesce].
I pescatori a lezione di ecologia
Dopo anni di crisi, i pescatori si gioveranno
del miglioramento della qualità del pesce e delle
bonifiche portate dal parco, e potranno garantire prodotti
migliori: saranno coinvolti in una vera e propria piccola
rivoluzione. Dovranno programmare le attività
di pesca, identificare i prodotti, cercare attrezzi
di lavoro [o riscoprirne di tradizionali via via abbandonati]
più selettivi. I più difficili da coinvolgere
nel progetto infatti sono stati proprio i «vongolari»:
laccordo con loro è stato raggiunto solo
il primo giugno, dopo una riunione fiume al ministero
dellambiente. Ora alla Provincia di Ascoli e alla
Regione Marche non resta che lavorare per ottenere,
nellambito della programmazione dei fondi comunitari,
misure economiche per «accompagnare» i pescatori
verso la nuova disciplina del parco.
Spiega Deo, «piccolo» pescatore
baffuto con un viso daltri tempi: «I dubbi
tra di noi sono stati molti. Poi abbiamo incontrato
altri pescatori che avevano vissuto la stessa esperienza
in altre parti dItalia. Ci hanno detto il
parco guai chi ce lo tocca, ma allinizio
si erano opposti anche loro».
Nazareno invece è il presidente
della cooperativa dei pescatori della zona [che si chiama
Cooperativa liberi naviganti piceni]. Va in mare da
ventinove anni, però ora «ho dovuto accettare
di tornare a scuola»: lo incontriamo, indaffaratissimo,
durante i tre giorni di iniziative sul parco che si
sono svolte a Grottammare. Tutti lo cercano, lo salutano,
lo chiamano. I pescatori hanno cucinato e offerto a
prezzi popolari splendidi spaghetti alle vongole, alici
e altre prelibatezze con pasta rigorosamente biologica,
grazie ai benefici della «filiera corta»
promossa dalla Provincia [vedi larticolo a fianco]
e hanno accompagnato visitatori e famiglie sulle loro
barche, per spiegare come si usano gli attrezzi. Il
presidente corre di qua e di là, «anche
se dovrei andare a studiare, perché tra pochi
giorni ho lesame di tecniche di controllo ambientale».
Nazareno spiega che «il parco
ci ha rimessi in gioco. La situazione era insostenibile:
qui ci sono le marinerie più antiche dItalia,
come quella di San Benedetto del Tronto, ma sembrava
che tutto fosse finito, che non ci fosse più
speranza. Ora una speranza cè. Certo dovremo
imparare a lavorare in modo diverso, ma siamo felici
di poter restituire dignità al nostro lavoro
di pescatori». Se lentusiasmo bastasse,
Nazareno sarebbe già promosso.
[da Carta n.22/2007]
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