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L'Altra Campagna

Andrea Ferrante
presidente dell'Associazione italiana per l'agricoltura biologica

[articolo pubblicato sul numero di CARTA in edicola da sabato 7 luglio]

A volte piace la concretezza. L'Altracampagna si tocca, si mangia, si pratica e ci dà le idee per costruire un'altraeconomia piacevolmente tangibile, commestibile, profumata. Pesche, insalate, pasta, passata di pomodoro, caffè non sono merci, sono il delicatissimo risultato dell'intreccio di culture, gestione del territorio, partecipazione, scelte individuali e politiche. L'Altracampagna parlerà della loro unicità e per questo della loro incompatibilità con le manipolazioni genetiche, con le regole della Wto, con la distribuzione che annulla tutto ciò che è fuori di sé, con l'assenza di democrazia e partecipazione, con un modo strabico di raccontare il mondo.

Un'allegra alleanza fra un comune, un'amministrazione provinciale, una cooperativa di giornalisti e un'associazione che promuove il biologico ha inventato l'Altracampagna, per dimostrare che l'altraeconomia c'è, si pratica in maniera diffusa ed è un orizzonte per incamminarsi verso un diverso rapporto con il territorio e con chi ci vive.

Vogliamo affermare il nostro diritto di scegliere, e vogliamo inventare un modo di comunicare, governare, produrre e gestire risorse messe in comune. Signori, svegliamoci, è estate, tempo di uscire dalle anguste case, tempo per guardarci intorno, tempo per accorgerci che cerchiamo, cerchiamo, ma a volte ci sfugge che stiamo già praticando molte piccole e grandi trasformazioni. C'è bisogno che siano raccontate, tradotte in capacità di aggregare, determinare nuovi rapporti sociali e far germogliare un cambiamento che è nell'aria, come polline.

L'Altracampagna è la festa dei molti, moltissimi che pensano che l'economia sia un insieme di scelte individuali e di politiche collettive inscindibili fra loro. Abbiamo bisogno di essere società che produce cambiamenti e pratica coerentemente un'economia altra, un modo più felice, responsabile ed equo di vivere la nostra vita. Insomma abbiamo bisogno di fare delle nostre scelte individuali non solo una testimonianza, ma uno stile di buon governo e di sapiente amministrazione di noi stessi e di ciò che ci sta attorno. Il decalogo della MagnaCarta non avrebbe senso senza la diffusione, quasi per contagio, di un'altraeconomia che si fa maggioranza culturale. Le scelte individuali, indispensabili, sono insufficienti se non sono sostenute da una rete di relazioni sociali che dia respiro al cambiamento che immaginiamo. Dobbiamo quindi avere la capacità di aggregare le nostre mille iniziative: per esempio, mentre costruiamo gruppi di acquisto, dobbiamo pensare a come convertire le mense di scuole e ospedali alle produzioni biologiche, con attenzione particolare alle produzioni locali di ogni territorio. Potrà sembrare un paradosso, ma questo "modello", oggi, non solo è a portata di mano, ma anzi si rafforza per la sempre più chiara percezione dell'insostenibile pesantezza del nostro stile di vita onnivoro. Nel giro di pochi anni, dai black out e dalla siccità del 2003, sta maturando anche tra i cittadini più distratti l'idea di una connessione tematica, essenziale, tra la cura del territorio, la produzione di energia e lo stile di vita di ciascuno.

L'agricoltura biologica è in questo senso una risposta chiara e semplice che ci dice che diminuire il consumo di energia, per esempio, non significa viaggiare indietro nel tempo, ma semplicemente trovare [ritrovare?] un modo più intelligente di rapportarci al nostro ambiente. L'agricoltura biologica, come l'informazione indipendente, guarda al territorio, geografico e sociale, nella sua interezza e unicità. Pertanto è capace di scovare eccellenze anche in aree considerate "marginali" che invece conservano uno straordinario patrimonio di biodiversità, sapienza e cultura contadina.

Ecco, dobbiamo iniziare a cambiare linguaggio: marginale da che punto di vista? Quali sono le priorità in base alle quali un territorio è considerato marginale, mentre un'area industriale che ha devastato l'ambiente è sinonimo di "sviluppo" e di "modernità"? Senza questo ragionamento e senza una connessione tra città e campagna, si rischia di credere alle favole di una "sostenibilità" che il più delle volte è solo nei prefissi "eco" e "bio" appiccicati ovunque: dagli incentivi per comprare nuove auto per strade già sature, ai carburanti per farle andare, senza cambiare il modo di muoversi o di vivere.

L'Altracampagna traduce il concetto della decrescita felice in una pratica concreta che tocca il modo di amministrare il territorio, di fare comunicazione, di essere associazione. È un capovolgimento di priorità, è il punto di partenza per costruire lavoro sicuro ed equo, per riannodare un rapporto fra chi consuma e chi produce, per portare in tavola l'idea di sovranità alimentare, per favorire i mercati contro il Mercato, le relazioni orizzontali contro i rapporti gerarchici.

Siamo già in tanti a pensarlo e quindi godiamoci l'Altracampagna.

Buona festa a tutti

 
     

 

  info@laltracampagna.org
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